Gentilissimi amici e viaggiatori di Viaggi Solidali,

con grande piacere vi diamo il benvenuto in Mammadù Italia Onlus una piccola Associazione nata nel 2010 dall’esperienza di volontariato di due amici che in quell’anno decisero di fare un viaggio con finalità umanitaria in Africa.

Il caso o forse il “destino” portò questi due amici in Namibia dove conobbero i bambini di un piccolo orfanotrofio (Orlindi Place of Safety) che sorge in uno dei quartieri più poveri della capitale Windhoek. Dall’incontro toccante con questa realtà, ma soprattutto dalla promessa fatta ai bambini di “non dimenticarli” nacque Mammadù Italia Onlus .

Attualmente il progetto principale sostenuto da Mammadù Italia Onlus è l’orfanotrofio di Orlindi, una piccola casa famiglia che sorge nel quartiere di Katutura (Windhoek) e che ospita circa 40 bambini, oltre la metà dei quali al di sotto dei tre anni di età. Siamo felici di avere avuto l’occasione di mostrare questo progetto ad alcuni viaggiatori di Viaggi Solidali e di avere avuto così l’opportunità di regalare loro un dono prezioso quanto indimenticabile da custodire tra i propri “ricordi”: il sorriso dei nostri bambini. Mammadù Italia Onlus ha ricevuto da Viaggi Solidali una donazione complessiva di euro 1.080,00 grazie alle “quote di solidarietà” versate dai viaggiatori in fase di sottoscrizione del viaggio.

Ringraziamo Viaggi Solidali e tutti i viaggiatori grazie alla generosità dei quali la nostra Associazione può garantire per i primi tre mesi del 2015 l’acquisto di prodotti per neonati (pannolini, omogeneizzati, preparati alimentari con vitamine, sapone e tanto altro) ai bambini ospiti in due dei progetti da noi sostenuti (Orlindi e Children Life Change Centre).

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Un viaggio nel viaggio, attraverso un’area poco turistica della Tanzania.

In fuoristrada su piste scomode e polverose, ma su cui ci siamo sentiti a contatto con la vera Africa. Abbiamo ammirato i tanti baobab che caratterizzano la zona di Kondoa. Come narra una leggenda, Dio li ha piantati con le radici in alto perché era stanco di vederli andare in giro.

 

 

Ci siamo fermati a far visita ai bambini dell’Orfanotrofio di Kondoa, gestito dalle suore. Suor Florentina, la responsabile, ci ha accolti e spiegato cosa significa gestire una struttura di questo tipo in un’area depressa della Tanzania.

Ultima tappa a Dar es Salaam, una trafficatissima e caotica megalopoli da 4 milioni di abitanti, per ricordarsi che l’Africa non è solo  animali selvatici.

Si riparte, ancora verso sud! Salutata Valona con una breve visita al remoto monastero di Zvernec, proseguiamo lungo la bellissima strada litoranea che tra curve e paesaggi mozzafiato ci condurrà nel cuore della Riviera albanese, il tratto di costa più incontaminato del paese. Attorno all’ora di pranzo raggiungiamo il passo di Llogara, dove abbiamo l’occasione di fare un breve trekking sul sentiero che, due millenni orsono, fu percorso con il suo esercito da Cesare, che proprio in queste zone combattè contro il suo rivale Pompeo… l’aspetto che più ricorderemo della passeggiata però, al di lè del bellissimo paesaggio, sono i nostri accompagnatori: ci fanno infatti da guida Noel, 13 anni, e la sua sorellina Klea, di appena 6 anni… sono i figli della famiglia che gestisce il piccolo ristorante dove pranzeremo, ma le nostre piccole guide sono soprattutto il simbolo di una giovane Albania, che cresce guardando con ottimismo e speranza al futuro.

Il pasto, abbondante e ottimo come sempre, è seguito da un bellissimo momenti di canti e danze: tutti quanti veniamo infatti coinvolti dalla famiglia di Noel e Clea in sfrenati balli di gruppo sulle note delle canzoni popolari tipiche della zona! 

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Il viaggio continua prendendo la strada verso sud. Partiamo da Scutari di prima mattina diretti a Durazzo, il principale porto del paese. Proprio da qui nel 1991 partirono le navi cariche di migranti diretti in Italia… ed è così bello vedere quante cose sono cambiate nel frattempo! Le uniche navi che viaggiano oggi tra Durazzo e Bari sono infatti i traghetti pieni di turisti che vengono a godersi le vacanze in Albania!

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Ecco qualche “assaggio” giunto dal nostro gruppo appena rientrato dal viaggio in Tanzania!!! Bentornati!!!

Il trasporto pubblico in Tanzania, come in molte nazioni africane, viaggia spesso sulle due ruote dei Dalladalla. Sono pulmini privati, personalizzati con scritte e foto, per lo più a carattere calcistico o religioso. Abbiamo incontrato anche un estimatore della Juventus e di Del Piero. I Dalladalla non hanno tutti i comfort, ma ti portano sempre a destinazione. Provare per credere!

 

Mto wa mbu, letteralmente “fiume delle zanzare”. Oggi è una cittadina alle porte del Lake Manyara National Park, caratterizzata della pacifica convivenza di buona parte delle 127 etnie riconosciute in Tanzania. I ragazzi del posto hanno organizzato un Cultural Tour che permette di conoscere le peculiarità di ogni etnia. Per le strade della cittadina abbiamo avuto modo di soddisfare la curiosità dei bambini nei confronti di noi wazungu (gli uomini bianchi) e di fare conoscenza con uno stravagante personaggio che vestito da donna, improvvisava balli al ritmo della musica a tutto volume sparata dagli altoparlanti della sua auto. Anche questa è l’Africa!

 

 

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Diario di viaggio Uzbekistan: Tashkent

On 09/17/2012, in diari di viaggio, by evasolidale

E’ mezzanotte passata e dopo estenuanti controlli all’ufficio passaporti e alla dogana si riesce finalmente ad uscire dall’aeroporto. Che sia un retaggio del vecchio regime comunista? Che si sia atterrati nella vecchia Unione Sovietica e non in Uzbekistan e’ la prima impressione che si ha attraversando la capitale. Lunghi viali, vecchie automobili di fabbricazione sovietica, anonimi palazzoni, insegne in cirillico, insomma sembra proprio di essere tornati indietro di oltre ventanni.

Tashkent - Piazza Amir Timur

Tashkent e’ il punto di arrivo e di partenza di questo viaggio e non ho grandi aspettative. E’ una citta’ moderna, quasi interamente ricostruita dai russi dopo il devastante terremoto del 1966 e questo ha dato un’impronta decisa alla sua archittetura. Oggi l’iconografia comunista e’ stata ormai sostituita da quella della retorica nazionalista uzbeka e quindi le statue di Stalin sono state sostituite da quelle di Tamerlano ma l’impressione di trovarsi nella capitale di  un regime e’ comunque forte. Sara’ perche’ in fondo questo giovane stato, dall’indipendenza deall’URSS e’ stato governato da un signore che era il segretario del partito comunista locale e che per restare al potere al termine dei due mandati previsti dalla costituzione l’ha fatta modificare a  suon di referundum vinti con maggioranze bulgare.

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…..ma perche’ l’Uzbekistan?

Samarcanda, La Via della Seta, i caravanserragli, Tamerlano, luoghi e nomi impressi nella nostra memoria fin da bambini. Nomi che rimandano a quella Storia al confine con la leggenda e che fa sognare tutti i bambini di diventare esploratori e viaggiatori.

E se e’ facile ricordare almeno i nomi di questi luoghi, non altrettanto semplice e’ associarli all’Uzbekistan. Repubblica socialista al tempo dell’URSS, oggi indipendente e che in realta’ e’ un crogiolo di razze, uzbeki, tagiki, kirghizi, russi e perfino coreani tra le oltre cento etnie presenti in questo paese. E non potrebbe essere diversamente vista la storia di questi territori e il loro essere stati al centro delle rotte commericiali tra l’Europa e l’Estremo Oriente.

Ecco quindi la risposta alla classica e odiosa domanda, ma perche’ l’Uzbekistan? Per passeggiare tra le vie di Samarcanda e Bukara e ammirarne i capolavori archittetonici costruiti dai grandi conquistatori per dimostrare la loro grandezza e magari respirare un po’ di quell’aria che a suo tempo hanno respirato i Polo, Gengis Khan e Tamerlano e immaginare per un attimo di essere l’esploratore che sognavo di essere da bambino.

Samarcanda - Piazza RegistanSamarcanda – Piazza Registan
(continua)

di Giuseppe Usai

Il Marocco non finisce mai di sorprendere.
Quel che più colpisce è il deserto, al di là dell’alta frontiera dell’Atlante.
Non si vorrebbe mai tornare indietro, per questo il nostro viaggio ha un itinerario circolare che attraversa i monti solo in direzione sud, dopo l’esotismo della frastornante Marrakech.

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A Tamanrasset il tempo batte più piano e la vita sembra più vera.
Essenziale, come la terra nel deserto.
Nuda e scarna.

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Diario di Viaggio: la mia Cuba

On 09/02/2011, in diari di viaggio, by admin

Viaggio prenotato, burocrazia espletata, valigia pronta ed io carica di entusiasmo ed aspettative per quello che speravo sarebbe stato il viaggio più importante della mia vita. La meta? Cuba, l’isola caraibica che, con le spiagge bianche ed il calore della sua gente, attrae turisti da tutto il mondo, e che, per la decennale dittatura, è altrettanto universalmente condannata.

Nei miei 15 giorni trascorsi sull’isola molte sono state le cose che ho visto ed amato: ho visto un Paese orgoglioso e colto, unito da una storia di liberazione e rinascita che è viva e presente nella coscienza delle persone come nelle strade; che costruisce giorno per giorno il suo domani, attraverso il lavoro e l’impegno degli uomini prima che delle istituzioni; che non ha fretta né ansia, che sa aspettare e godere di ciò che ha; un Paese solidale, in cui ciascuno condivide con gli altri ciò che ha, poco o molto che sia; un Paese senza classi sociali, senza emarginazione, senza guerra e senza odio; un Paese senza fame, in cui la povertà ha decoro e compostezza e non è mai miseria. Ho visto una terra fatta di persone dal sorriso aperto, dal riso contagioso e dalla commovente dolcezza; una terra in cui il verde e l’azzurro hanno infinite sfumature, ma la pelle degli uomini non ha colore; in cui le case hanno porte e finestre aperte, e campi e giardini sono privi di recinzioni; in cui musica e ballo accompagnano qualunque momento del giorno e qualunque età della vita; in cui i buoi trainano ancora l’aratro, le scrofe allattano i propri cuccioli, i galli cantano all’alba ed i machete servono ad aprire le noci di cocco e a riparare le vetture.

Al mio ritorno in Italia, sono state e sono ancora molte le persone che mi hanno detto che un luogo così non esiste, che l’ho solo sognato. Forse hanno ragione; ma se così fosse, per favore, dite loro di non svegliarmi: ho bisogno di continuare a sognare.

F.V.


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16° giorno. Finalmente una sveglia decente.Ci avviamo nel cuore del delirio, visitare Shiwa Ngandu, una magione inglese costruita 90 anni fa, in mezzo al nulla, ci troviamo vasi ming, bastoni maori, bronzi del benin..restiamo muti allibiti nella biblioteca immensa ,  nella sala dei trofei scatta il toto di chi e’ questo, maresta una sottile sensazione di errato.torniamo alle piscine, un caro ragazzo  inglese ci propone molto gentilmente del rafting o una passeggiata corraborante tra le colline…fabio lo assale con un noooo!x oggi esisteranno solo le piscine. Michele copnstata la morte meccanica del trailer e ulula insulti ai turachi, poi pasrte l’ennesimo pianoB. Cena inglese, con inglesi e servitu bemba, tanti quesiti ci assalgono. fabio e lisa si dileguono, ilario anke, il resto intraprende un fitto dialogo in inglese oliato da tequila e wisky  con mark harvey, una pietra miliare dell’africa…sono le 11.00 cavolo mai fatto cosi tardi. notte.

17° giorno. Stiviamo i bagagli nell’auto, e incredibile, ma ci stiamo anke noi. Le casse viveri si avviano su un’altra auto favorite da 4 birre pagate ad un ubriaco chissa se michele l;e rivedra mai.Il viaggio di discesa verso la civilta si alterna tra noia, esplosioni di vitalita o nervosismo, Unica, rara, perla la visita a nsalu cave, un okkio sciamanico che da diecimila anni fissa la foresta in attesa dei branchi di eland, tremano le mani nel fotografare, inveiscono le gole contro i vandali, qualcuno china il capo al mistero.altre centinaiai di km, arrivo al buio con foratura, distrutti ci nutriamo e dormiamo.

18° giorno. Sumenta il traffico, le farm dei bianchi, calano gli alberi, scompaiono i villaggi, un’aria depressa accoglie l’auto a lusaka il wilderness e’ finito, speriamo che la sua esistenza non sia a termine. Lusaka, grande anonima capitale, centro commerciale, cambio, cambio auto..risolleva non poco un imponente mercato di artigianato locale..fabio in attacco compulsivo acquista un’africa di legno, michele 5 batik enormi…..poi ragionamenti sul senso della contrattazione, non troviamo soluzioni, come sempre solo domande.Usciamo verso il sud la terra dei BaTonga, per alcuni c’e’ odore di casa, baobab, tramonto. notte domani le cascate..vittoria ovviamente.

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