L’ Associazione 17, fin dal 2010 si occupa di aiutare i bambini di una casa famiglia di Siphal quartiere di Kathmandu, dove sono ospitati figli di detenuti.

I nostri viaggiatori giunti a Kathmandu ad ottobre, hanno trascorso una giornata davvero speciale in compagnia dei ragazzi di Siphal.

La casa famiglia ospita circa 60 ragazzi dai 4 ai 16 anni, la maggior parte di loro sono figli di detenuti. Rimarranno a Siphal per tutta la durata della pena del loro genitore/i, alcuni pochi mesi, altri purtroppo anni. Dopo il terremoto del 25 aprile 2015 vivono nella stessa struttura anche una decina di bimbi disabili (“special children” come vengono chiamati in Nepal).

Da molti anni l’Associazione 17 fornisce mensilmente verdure, patate e bombole del gas per la cucina. Due anni fa hanno montato dei pannelli solari per l’acqua calda e l’anno prima costruito una tettoia con lavatoio e area destinata all’asciugatura dei panni (ogni bambini si occupa da solo di lavare la propria biancheria).
Con le quote solidarietà del viaggio: Namaste Nepal! Da Kathmandu alla Kali Gandaki Valley  pari a 720 euro si potranno garantire la fornitura di verdure e patate per 4 mesi più le bombole del gas necessarie per cucinare. Grazie di cuore a tutti i viaggiatori!!!

Uno dei progetti gestiti da Sara in cui siamo entrati a far parte come viaggiatori consapevoli, è l’esperienza proposta dall’associazione di Bolzano Alexander Langer che prevede l’offrire ospitalità a visitatori stranieri. Uno dei motivi che mi ha convinta a partecipare al viaggio è stato proprio questo. Non capita spesso l’opportunità di essere ospiti in un paese come Srebenica presso una delle famiglie e incontrare, parlare, guardare in volto chi si è violentemente scontrato con la Storia o chi anche solo ne è stato sfiorato, ma ne ha sentito il tanfo di morte e distruzione.
Srebrenica e, in particolare, l’area del memoriale a Potocari sono impregnati di desolazione, di silenzio. Quando, quella sera, siamo arrivati, non c’era anima viva in giro. Alcune macchine parcheggiate e silenzio. Un silenzio sonoro che mi ha messo in imbarazzo quando, per fare una telefonata, sono scesa nel piazzale antistante la sede dell’associazione. Il parlare ad alta voce per cercare di far capire qualcosa a chi stava dall’altro capo del telefono mi è parso un segno d’invadenza nell’intimità di una comunità.

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I nostri amici dell’Associazione San Benedetto al Porto, che accolgono i nostri viaggiatori nella Penisola di Samanà e  che sono coinvolti nella produzione di zenzero biologico, ricevono proprio in questi giorni le quote di solidarietà dei viaggi dell’anno!
Ci voglio assolutamente raccontare qui nuove idee e progetti…

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Il prima. Yugoslavia?
Quando ho deciso, per qualche inquietudine nascosta, di prendere parte a un viaggio con meta Serbia e Bosnia Erzegovina, sapevo poco o nulla di quella che, fino a qualche anno fa, era la Yugoslavia. Sì, da bambina l’avevo studiata in geografia, quando la maestra, con premura, ci indicava sulla carta fisico-politica quali fossero i paesi facenti parte del continente europeo. Poi ricordo dei racconti di mia nonna, quando, negli anni ottanta, aveva partecipato ad una gita “da Trieste in giù”, giù verso la costa della Yugoslavia “e persino a Belgrado”. Mi aveva portato a casa un libro-guida perché sapeva che ero appassionata dei paesi lontani (e per me, bambina delle elementari, la Yugoslavia era davvero un paese lontano) e chissà, un giorno mi sarebbe potuto servire, se mai avessi avuto l’occasione di visitare quelle terre dal nome così strano.
Qualche anno dopo sentii di nuovo parlare di Yugoslavia; allora ero cresciuta, studentessa al termine delle scuole superiori ma ben poco attenta a quel che succedeva al di là del mio naso. Ne parlavano in televisione e mi rattristava vedere attraverso quel piccolo schermo crudi e violenti scenari di guerra, edifici, case bombardate, bimbi pezzenti in cerca di qualche familiare, gente che correva per le strade, uomini e donne sporchi, magri, altri uomini in divisa militare che non sapevano fare altro che stare attaccati alle loro armi, sparare, caricare, caricare e sparare. I motivi del perché tutto questo accadesse mi erano per buona parte oscuri. A casa non mi avevano saputo dire granché, a scuola non c’era stata occasione, visto che con il programma eravamo arrivati a malapena alla seconda guerra mondiale. Avevo capito essere una guerra tra etnie diverse che non si sopportavano più. Mi rattristava, come ho già detto, ma non avevo domande, e, comunque, restava un problema di altri. Lì dove vivevo, almeno questo, per fortuna, non c’era.

I. Coscienza dell’Indifferenza
L’altra mattina, ascoltando la radio, mi è capitato di lasciare a metà il lavoro che stavo facendo per concentrarmi su ciò che uno studioso condivideva con gli ascoltatori a proposito dell’indifferenza. La tragedia dell’indifferenza. Davvero, non sono riuscita a continuare a rassettare la casa, mi sono seduta sul letto e ho appoggiato la mano sulla tempia, come si fa quando si cerca la concentrazione.
Il giornalista, tra le varie domande, aveva chiesto perché stiamo diventando sempre più indifferenti. Indifferenti a drammi umani che accadono “a poche centinaia di chilometri da qui”.
L’immagine usata dallo studioso nel rispondere, mi ha dato l’idea di noi indifferenti come uomini e donne vergognosamente grassi, per aver sviluppato uno strato consistente di materia adiposa impermeabilizzante agli agenti esterni. Ma anziché essere una difesa naturale come per certi popoli che, a causa delle temperature rigide permette loro di adattarsi ad ambienti estremi, per noi risulta essere una sorta di protezione psicologica o emotiva da ciò che può metterci in crisi bussando alle nostre coscienze intorpidite.
Ecco. La responsabilità della coscienza torna a far parlare. Ho riavvolto velocemente il nastro del pensiero, fino a fermarlo al viaggio compiuto poche settimane prima in Serbia e in Bosnia e, precisamente, alla sera del 4 agosto, in un villaggio rurale della Serbia. Avevamo cenato all’aperto, la famiglia ospitante ci aveva offerto ogni ben di Dio, ogni pietanza preparata con ingredienti genuini e la cura di chi considera gli ospiti sacri. Tra una chiacchiera e l’altra accompagnata da qualche sorso di rakija, la tipica grappa serba, un amico e compagno di viaggio, aveva buttato lì una proposta, condividere spunti, idee, riflessioni, emozioni anche. Il viaggio volgeva al termine e perché non trasformare il tavolo conviviale in una tavola di condivisione? Tutto calzava, come se fosse stato disegnato con un pennello. Anche la cornice contribuiva. Una cornice fatta del legno della pace, di alberi, prati e un rivolo d’acqua poco distante.
Aveva preso lui la parola per primo e il suo discorso era stato una freccia, lanciata dritta al cuore del dubbio. Un dubbio che forse gli girava per la testa da sempre, o nato poche ore prima, durante la visita al Memoriale di Potocari e ai quartieri di residenza dell’Onu durante la guerra. Come potevano militari coinvolti in un genocidio ritenersi non responsabili, ma solo esecutori di ordini? E come era possibile ostentarlo con tanta sicurezza? Anna Harendt, La banalità del male forse è una risposta. Del resto penso che i responsabili della Shoah e i responsabili del genocidio di Srebrenica abbiano molte cose in comune. E non parlo solo di divisa militare.
Ma lasciamo gli aguzzini al loro inferno. Ciò che aveva sconvolto P. e che risuonava nel suo tono di voce era stata l’inerzia con cui i cosiddetti caschi blu avevano risposto alla violenza. La zona di Srebrenica era stata dichiarata Un safe zone. Sicura, perché i caschi blu erano lì con il compito di proteggere i rifugiati da qualsiasi prevaricazione.  Talmente sicura che non si è riusciti a impedire un genocidio. Ridicolo, ma il gioco di parole dice tutto, per capire basta ricorrere ad una semplice equazione. United nations safe zone uguale a unsafe zone.
Avevano lasciato fare. In tutta tranquillità. Tanto il loro tempo lì, un tempo lungo tre anni fatto di pigre giornate passate a riempire i muri di sterco fatto di parole e immagini, stava finalmente per terminare. Casa era vicina.
Penso che qualcosa si sia inceppato laggiù, da qualche parte nelle viscere di quegli uomini, qualcosa deve essere successo per arrivare a tanto. Essere lì senza capire il perché, il sentirsi estranei a quei luoghi e a quelle vicende, la mancanza di informazioni corrette, punti di vista limitati. Tutte cose probabili ma che non riesco a considerare come giustificazioni. Quella sera avevo ascoltato con attenzione e partecipato con passione allo scambio di impressioni, ma in silenzio. Di ciò che mi aveva emozionato non ero riuscita a condividere nulla. Le parole annegate in un mare in tempesta.

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Gentilissimi amici e viaggiatori di Viaggi Solidali,

con immensa gioia ringraziamo tutti voi per avere dato anche nel corso del 2015 un senso di continuità al vostro interesse a favore dei nostri progetti in Namibia: Grazie di cuore!

Il 2015 è stato un anno pieno di soddisfazioni in quanto siamo riusciti a distribuire aiuti ad un maggior numero di bambini raggiungendo differenti regioni del Paese.

Oltre ad aver finanziato l’intervento chirurgico della piccola Maricle (la bambina ora sta bene e sta ultimando gli ultimi controlli), abbiamo realizzato la costruzione di aree giochi e aule studio nelle zone più remote della Namibia. http://www.mammaduitalia.it

Anche nel 2015 siamo felici di avere avuto l’occasione di mostrare ai viaggiatori di Viaggi Solidali il nostro progetto da cui tutto “ebbe inizio”: la casa famiglia di Orlindi.


Altri viaggiatori, avendo avuto più tempo a disposizione, hanno avuto l’occasione di visitare anche altri progetti sostenuti da Mammadù Italia Onlus: l’asilo Little Vickings, la casa famiglia di Clara e l’asilo Clever Kids. Grazie di cuore a tutti per il tempo che avete generosamente dedicato!!Siamo certi che molti dei viaggiatori abbiano portato a casa uno dei souvenir più preziosi: gli occhi sorridenti dei “nostri” bambini.

Grazie alle “quote di solidarietà” versate dai viaggiatori nel 2015, Viaggi Solidali ha effettuato una donazione a Mammadù Italia Onlus di euro 1.190,00.

Ringraziamo Viaggi Solidali e tutti i suoi viaggiatori per la generosità e la partecipazione. Grazie a questa donazione verrà garantita per sei mesi l’acquisto di prodotti per i neonati di Orlindi (pannolini, omogeneizzati, preparati alimentari con vitamine, sapone e tanto altro).

Grazie di cuore a tutti!!!

Andrea e tutto lo staff di Mammadù Italia Onlus

La comunità dei Kattunaickan (che nella lingua locale significa re della foresta) è la comunità tribale del distretto del Niligiri che più dipende dalle risorse naturali presenti nella foresta per le loro attività economiche. A causa del sistema castale che ancora influenza le relazioni sociali in India, le comunità tribali sono tra le più svantaggiate del sistema, comportando discriminazioni di vario genere in tutti i vari aspetti della loro vita economica e sociale. Inoltre, il livello di istruzione dei Kattunaickan è il più basso in assoluto di tutto il distretto del Nilgiri e uno dei più bassi di tutta l’India!

Viaggi Solidali e i suoi viaggiatori aderenti ai viaggi INDIA sostengono NBPT (Nilgiris Biological Conservation Trust) che da alcuni anni lavora supporto concreto all’educazione formale dei bambini della comunità!

Nel 2014 si sono devoluti euro 2375 a favore di progetto. I fondi sono stati spesi per:
la retta scolastica di 10 alunni e per materiale didattico, uniformi e trasporto dei bambini.

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La scuola si trova nella città di Babahoyo, nella provincia di Los  Rios.  Le attività economiche sono indirizzate in particolare verso l’agricoltura: banano, cacao e canna da zucchero sono le principali  colture.
La scuola  Gandhi offre un servizio dedicato a bambini da 5 a 12 anni  di età e offre lavoro a 13 persone del posto che coprono i ruoli di  insegnati e personale amministrativo.

L’apporto delle quote di solidarietà del 2014 (euro 280)  e delle quote di solidarietà del 2015 (1540 euro) sono  destinati ad un intervento di manutenzione straordinaria di alcuni gioci in cortile (scivoli e scale) e al completamento della  tinteggiatura delle aule della scuola con i bellissimi disegni del Piccolo  Principe!!!
Il personale della scuola ringrazia per questo intervento e per la  sensibilità dimostrata sempre dai partecipanti ai viaggi durante le loro  visite!!

 

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Il Fondo Per lo Sviluppo? Un’azione concreta a sostegno dello sviluppo economico locale.

Chi è partito con Viaggi Solidali e l’ONG CPS (Comunità Promozione e Sviluppo) alla scoperta del Senegal  ha contribuito a sostenere le attività del Centro di Formazione in taglio e cucito Pere Janvier del GIE Grand Mbour. Situato in un quartiere di Mbour molto vicino alle mete turistiche, il Centro di formazione ospita 60 ragazze tra i 14 e i 25 anni in condizioni socio-economiche difficili, che per diversi fattori rischiano di assumere comportamenti devianti. L’accesso ad una formazione professionale e la ricerca di un impiego per giovani donne appartenenti alle fasce più vulnerabili sono gli obiettivi del GIE Grand Mbour, il quale ha beneficiato della somma di 1.960 euro investita per rafforzare le competenze degli insegnanti e per garantire l’autonomia di azione del Centro.

Gli insegnanti, in partenariato con il Centro di formazione Sunugal di Dakar, hanno partecipato ad una formazione in pedagogia per incrementare le competenze didattiche e per apprendere le migliori tecniche nella gestione del gruppo classe. Contemporaneamente il Centro Pere Janvier ha beneficiato dell’equipaggiamento delle aule con delle nuove macchine da cucire, dell’acquisto di manichini e dell’allestimento di una vetrina per l’esposizione di modelli e accessori. Il Fondo per lo Sviluppo ha permesso al GIE di Grand Mbour di pubblicizzare il Centro Pere Janvier e di sensibilizzare la popolazione di Mbour contro l’abbandono scolastico e contro l’esclusione delle donne dal mondo del lavoro attraverso la programmazione di 3 interventi radiofonici.

1960 volte grazie al Fondo per lo Sviluppo e a tutti voi che avete deciso di visitare consapevolmente il paese della Teranga. Grazie dalla CPS e dal GIE Grand Mbour, Jere Jéf!

 

I nostri amici dalla Rep.Dominicana ricevono in sostegno le quote di solidarietà dei nostri viaggiatori e ci scrivono belle parole e tanti aggiornamenti che vogliamo assolutamento condividere!!

“Gentillisimi  VIAGGI SOLIDALI,
Eccoci qui come ogni anno a ringraziarvi per la reciproca collaborazione  ai fini di riproporre costantemente un turismo rispettoso dei luoghi nonche’ delle persone per un mondo sempre piu’ a misura umana.

Per quest’anno la ASOCIACION SAN BENEDETO DEL PUERTO si e’  prefissa di dare continuita’ ai progetti esistenti per dare sempre stimoli nuovi ai protagonisti locali.

Ricordiamo che il progetto GUARIQUEN 2 per una coltivazione di zenzero biologico continua a dare frutti, la Cooperativa Guariquen ha ricevuto la richiesta da parte di nuovi 23 soci per essere inclusi nel progetto; la vendita ed il rapporto con la compagnia svizzera SWINTER prosegue ed e’ ormai consolidato; il 2014 ha fruttato ben 648 quintali di zenzero BIOLOGICO esportato.

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Le quote dei nostri viaggiatori arrivano al CENTRO DE ESTUDIOS ARQUEOLÓGICOS PRECOLOMBINOS di NAZCA e al MUSEO DIDATTICO ANTONINI.. che ci scrive una bella lettera e presentazione delle attività.. che riportiamo qui:

“Il Museo Antonini, amministrato dal Centro Italiano Studi e Ricerche Archeologiche Precolombiane di Brescia (CISRAP) presso la sezione peruviana Centro de Estudios Arqueológicos Precolombinos di Nasca (CEAP) è stato inaugurato il 7 luglio 1999, in base a un accordo con il Governo Peruviano. Nelle sue sale si custodisce e si analizza il patrimonio archeologico proveniente dalle attività di ricerca realizzate dagli studiosi del “Progetto Nasca” nel centro cerimoniale di Cahuachi e altri importanti siti del Bacino del Río Grande de Nasca, fin dal 1982. Ogni reperto, quindi, appartiene a un contesto certo ed è documentato scientificamente, completo d’ogni sua associazione culturale.

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Gentilissimi amici e viaggiatori di Viaggi Solidali,

con grande piacere vi diamo il benvenuto in Mammadù Italia Onlus una piccola Associazione nata nel 2010 dall’esperienza di volontariato di due amici che in quell’anno decisero di fare un viaggio con finalità umanitaria in Africa.

Il caso o forse il “destino” portò questi due amici in Namibia dove conobbero i bambini di un piccolo orfanotrofio (Orlindi Place of Safety) che sorge in uno dei quartieri più poveri della capitale Windhoek. Dall’incontro toccante con questa realtà, ma soprattutto dalla promessa fatta ai bambini di “non dimenticarli” nacque Mammadù Italia Onlus .

Attualmente il progetto principale sostenuto da Mammadù Italia Onlus è l’orfanotrofio di Orlindi, una piccola casa famiglia che sorge nel quartiere di Katutura (Windhoek) e che ospita circa 40 bambini, oltre la metà dei quali al di sotto dei tre anni di età. Siamo felici di avere avuto l’occasione di mostrare questo progetto ad alcuni viaggiatori di Viaggi Solidali e di avere avuto così l’opportunità di regalare loro un dono prezioso quanto indimenticabile da custodire tra i propri “ricordi”: il sorriso dei nostri bambini. Mammadù Italia Onlus ha ricevuto da Viaggi Solidali una donazione complessiva di euro 1.080,00 grazie alle “quote di solidarietà” versate dai viaggiatori in fase di sottoscrizione del viaggio.

Ringraziamo Viaggi Solidali e tutti i viaggiatori grazie alla generosità dei quali la nostra Associazione può garantire per i primi tre mesi del 2015 l’acquisto di prodotti per neonati (pannolini, omogeneizzati, preparati alimentari con vitamine, sapone e tanto altro) ai bambini ospiti in due dei progetti da noi sostenuti (Orlindi e Children Life Change Centre).

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Torino, 27 gennaio 2015

Cari viaggiatori, amici di Cuba e del progetto Parada Pogolotti,

a nome dell’associazione culturale Radici erranti esprimo la nostra ammirazione per il sostegno che avete deciso di fornire ai progetti di cooperazione sociale e culturale che stiamo realizzando al barrio Pogolotti.

La vostra generosità mette nuove gambe alle idee che in questi anni sono sorte conoscendo la storia e incontrando la vita del barrio.

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Giunge oggi la lettera da parte del responsabile dell’Associazione AMSAT (Associazione Marocchina di Sostegno e Aiuto a persone Trisomiche)

Quest’anno i nostri viaggiatori hanno sostenuto, partecipando al tour Marocco de nord, questa bellissima realtà da anni impegnata in questo ambito.

Con le quote Vostre di solidarietà, un gruppo di loro ragazzi ha potuto realizzare il sogno di una vacanza a Mirleft, nel sud del Marocco. Un’esperienza intensa e gratificante certamente molto significativa per questi giovani! Siamo felici di poter condividere la nostra gioia con tutti voi e con tutti i viaggiatori che hanno permesso che questo accadesse!
Grazie a tutti!!!

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ll fondo per lo sviluppo raccolto dai viaggiatori di “Viaggi Solidali” durante l’anno 2013, corrispondente a 1120,00 Euro, é stato destinato le scuole M.Ganghi, come i precedenti anni!

Attualmente ci sono circa 60 bambini iscritti nella scuola materna e 130 nella scuola elementare. Si tratta di bambini che provengono dai settori più marginali della città di Babahoyo nella zona costiera dell’Ecuador.

La città presenta circa 100.000 abitanti, è una zona agricola dove prevale il latifondo e come spesso capita in questi luoghi, la distribuzione della ricchezza economica è concentrata nelle mani di poche famiglie. Le scuole M.Gandhi hanno come obbiettivo quello di offrire una formazione scolastica completa in un ambiente positivo e di grande rispetto nei confronti di bambini che crescono spesso in ambienti sociale e familiare caratterizzati da situazioni di emarginazione.

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Cari amici e viaggiatori,
le quote progetto del 2013 unite a quelle del 2012 raccolte dai nostri viaggi Brasile ammontano a euro 1680 sono state riconosciute a Casa Encandata del Progetto Mondo Mlal.Il nostro amico Loris, che insieme a Maria accolgono con affetto ed entusiasmo i nostri viaggiatori a Salvador de Bahia, ci scrive:
“Le quote sono state destinate da Viaggi Solidali a Casa Encantada di Salvador. Vi ringrazio e vi segnalo che insieme a Maria abbiamo deciso di  sostenere alcune delle attività  dell’ Associazione Cepam.

 Il progetto Cepam nasce nel 1994 con l’obiettivo di migliorare la situazione degli abitanti del quartiere Pirajá nella periferia di Salvador cercando di recuperare la dignitá e il rispetto dei  diritti umani, attraverso il lavoro con i bambini e con le famiglie con i corsi offerti e attivitá di orientamento e educative.

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