Uno dei progetti gestiti da Sara in cui siamo entrati a far parte come viaggiatori consapevoli, è l’esperienza proposta dall’associazione di Bolzano Alexander Langer che prevede l’offrire ospitalità a visitatori stranieri. Uno dei motivi che mi ha convinta a partecipare al viaggio è stato proprio questo. Non capita spesso l’opportunità di essere ospiti in un paese come Srebenica presso una delle famiglie e incontrare, parlare, guardare in volto chi si è violentemente scontrato con la Storia o chi anche solo ne è stato sfiorato, ma ne ha sentito il tanfo di morte e distruzione.
Srebrenica e, in particolare, l’area del memoriale a Potocari sono impregnati di desolazione, di silenzio. Quando, quella sera, siamo arrivati, non c’era anima viva in giro. Alcune macchine parcheggiate e silenzio. Un silenzio sonoro che mi ha messo in imbarazzo quando, per fare una telefonata, sono scesa nel piazzale antistante la sede dell’associazione. Il parlare ad alta voce per cercare di far capire qualcosa a chi stava dall’altro capo del telefono mi è parso un segno d’invadenza nell’intimità di una comunità.

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Una nuova destinazione per Viaggi Solidali nel nord Africa, alla scoperta dell’Algeria romana tra arte, storia, archeologia ed impegno sociale. Un viaggio che vi propone una vera e propria immersione nella quotidianità algerina a partire dalla capitale, Algeri, la “bianca”, la “meravigliosa”, addentrandosi poi quasi nel cuore del paese per visitare gli stupendi siti archeologici di epoca romana delle città di Sétif e Djemila. Un viaggio che vi farà conoscere luoghi particolari, come Timgad, esempio perfetto di urbanistica romana; Tiddis, piccola città numida nota per la sua arte ceramica e per il suo sistema di alimentazione di acqua potabile; fino ad arrivare a Guelma, con il museo e l’anfiteatro di Calama e le terme purificatrici, e a Costantina, caratteristica per i suoi ponti vertiginosi.

Parola d’ordine del viaggio sarà l’incontro con alcuni dei protagonisti – per lo più artisti ed artigiani – dei progetti di cooperazione internazionale e locale che sostengono lo sviluppo economico, sociale e culturale dell’Algeria. Insieme a loro, ed all’accompagnatrice nonché ideatrice di questo itinerario, Maria Paola Palladino, arabista ed islamista esperta dell’Algeria e della sua storia, presidente dell’Associazione di volontariato italo-algerina JAWHARA e titolare della galleria d’arte e artigianato algerini/maghrebini TIZIRI, scoprite gli antichi mestieri di questo paese.

Grazie a loro, potrete conoscere un paese dalle mille sfaccettature: le metropoli ancora marcatamente francesi, la regione della Cabilia con le sue bellezze naturalistiche, le tracce della conquista romana di un tempo, le tradizioni dell’Algeria araba e berbera di oggi.

Per scoprire tutti i dettagli del nuovo viaggio (prima data disponibile il prossimo 25 aprile!), incontrare l’accompagnatrice del percorso e vivere un’intensa serata algerina con tanto di cucina tipica d’Algeria, immagini scattate da Maria Paola Palladino, un breve trailer del film ambientato tra Italia ed Algeria, “Sta per piovere” di Haider Rashid e un’esposizione e vendita di oggetti artigianali algerini, vi invitiamo :

mercoledì 26 marzo 2014 alle 20 a Settimo Torinese presso il Ristorante della Suoneria (Via dei Partigiani 4 – Settimo T.se) al Laboratorio “Oltre i confini”. Cucina e cultura d’Algeria promosso dalla CASA DEI POPOLI in collaborazione con l’Associazione italo-algerina JAWHARA, VIAGGI SOLIDALI e TIZIRI 

(iscrizione obbligatoria 13 € a persona, telefonando allo 011.80.28.349).

 

3 agosto
Oggi la meta è il Lago Titicaca; partiamo in tricitaxi verso il porto dove ci attende Leucario, il capofamiglia della famiglia che ci ospiterà a Taquile. La prima tappa sono le isole galleggianti degli Uros. Probabilmente oggi sono solo più delle attrattive turistiche, abitate nel periodo del turismo, comunque è molto interessante osservare come vengono costruite queste case galleggianti.
Si parte da quattro zolle di 5×5 o 7×7 spesse 1,5 m, che vengono unite tra di loro affinché le radici delle canne totora possano intrecciarsi e creare una zattera su cui vengono poggiate le canne incrociandole; in questo modo si crea uno strato che diventa il pavimento dell’isola, su cui vengono costruite le case con canne intrecciate. Lì vivono gli abitanti, ogni isola ha un presidente e oggi ci sono 104 isole; su tutte regna il presidente dei presidenti.

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Si riparte, ancora verso sud! Salutata Valona con una breve visita al remoto monastero di Zvernec, proseguiamo lungo la bellissima strada litoranea che tra curve e paesaggi mozzafiato ci condurrà nel cuore della Riviera albanese, il tratto di costa più incontaminato del paese. Attorno all’ora di pranzo raggiungiamo il passo di Llogara, dove abbiamo l’occasione di fare un breve trekking sul sentiero che, due millenni orsono, fu percorso con il suo esercito da Cesare, che proprio in queste zone combattè contro il suo rivale Pompeo… l’aspetto che più ricorderemo della passeggiata però, al di lè del bellissimo paesaggio, sono i nostri accompagnatori: ci fanno infatti da guida Noel, 13 anni, e la sua sorellina Klea, di appena 6 anni… sono i figli della famiglia che gestisce il piccolo ristorante dove pranzeremo, ma le nostre piccole guide sono soprattutto il simbolo di una giovane Albania, che cresce guardando con ottimismo e speranza al futuro.

Il pasto, abbondante e ottimo come sempre, è seguito da un bellissimo momenti di canti e danze: tutti quanti veniamo infatti coinvolti dalla famiglia di Noel e Clea in sfrenati balli di gruppo sulle note delle canzoni popolari tipiche della zona! 

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Il viaggio continua prendendo la strada verso sud. Partiamo da Scutari di prima mattina diretti a Durazzo, il principale porto del paese. Proprio da qui nel 1991 partirono le navi cariche di migranti diretti in Italia… ed è così bello vedere quante cose sono cambiate nel frattempo! Le uniche navi che viaggiano oggi tra Durazzo e Bari sono infatti i traghetti pieni di turisti che vengono a godersi le vacanze in Albania!

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… Visitare l’Algeria ed in particolare il nord di questo paese, a partire dalla capitale, non è certamente cosa facile, non solo perché si tratta di un paese poco noto in Italia ed anche poco battuto dal turismo di massa oltre che finora da quello responsabile, spesso collegato nel nostro immaginario a un passato coloniale e terroristico sanguinoso, ma anche semplicemente per il fatto che è sicuramente un paese pieno di storia ad ogni suo angolo.

Camminando per le vie di Algeri, infatti, è facile ritrovarsi in un batter d’occhi proprio in quel punto, sulle alture della Casbah, centro storico della città, di epoca ottomana, dove secoli fa fu sancito l’inizio della colonizzazione francese; così come, a pochi metri, quasi nascosta, si può scorgere l’antica insegna che riporta il nome originario della capitale, Icosium; o ancora, allontanandosi dal centro, ci si può sedere davanti al mare nella splendida località di Tipaza dove Albert Camus compose molte delle sue opere, tra cui la raccolta di racconti “L’estate” del 1954… E poi, sulla strada di ritorno, ci si può fermare alla Madrague, una delle migliori spiagge del litorale algerino e fare due chiacchiere con Masiva, giovane ceramista che predilige uno stile molto semplice e lineare per le sue creazioni che traggono ispirazione dalle simbologie tipiche dei gioielli berberi, in particolare della sua regione, la Cabilia. Una volta tornati in città, per rimanere in vena artistica, si può fare in salto dai fratelli Kamel e Nabil Belazzoug, ceramisti da generazioni, dal tocco più tradizionale ispirato ai tre principali stili decorativi dell’arte ceramica algerina: arabo-moresco di origine turca, berbero tipicamente algerino e “tassili”, caratteristico delle pitture rupestri delle grotte del deserto algerino.

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Tanto attesa, tanto sognata e come spesso succede in questi casi fonte di delusione.

Samarcanda, la Samarcanda che era il centro del mondo ai tempi di Tamerlano e il cui nome musicale rimanda ad epoche passate e affascinanti, non esiste piu’.

Ci si accorge di questo immediatamente. Grandi viali e grandi parchi realizzati abbattendo i vecchi quartieri. Gli edifici storici restaurati o meglio ricostruiti in epoca sovietica prima e dal governo uzbeco dopo l’indipendenza. Moschee e Madrase che spiccano nel vuoto di questi grandi parchi ormai simbolo di un passato che non esiste piu’, di una citta’ che non esiste piu’ e che forse era ingenuo aspettarsi di ritrovare.

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Continua la diretta dal viaggio in Namibia, ecco il diario dei nostri viaggiatori!

INTENSE EMOZIONI

“Small five in tour ecosostenibile: abbiamo visitato il deserto vicino alla citta scoprendo che il deserto vive, nel suo sorprendente ecosistema dalla sabbia di volta in volta sono emersi scarafaggi, ragni, camaleonti, lucertole (una specie senza zampe e occhi tipo orbettino), gechi e serpenti. Abbiamo cavalcato le dune stile montagne russe con dei corazzatissimi land-rover fino alla splendida vista delle dune e dell’oceano. Pomeriggio incontro con Philip (la nostra guida di Mondesa, la faccia meno conosciuta di Swakopund).

Al nostro arrivo nella township ci ha accolto una band musicale locale con dei canti a cappella coinvolgenti e ben eseguiti. Philip ci spiega che la township è stata costruita dai tedeschi nel periodo dell’apartheid e ad oggi ospita circa 26000 persone in case di mattoni rifornite di elettricità e acqua e provviste di fognature. Pur nelle condizioni di molta povertà ci è apparsa decorosa al contrario di DRC(Democratic Resettlement Community) la parte più povera della township.

DRC è stata costruita 13 anni fa con case di legno e lamiere come soluzione temporanea all’incremento demografico per ospitare circa 3000 persone.

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AVVENTURE  OLTRE IL TROPICO DEL CAPRICORNO

“Dalla fattoria lodge ci dirigiamo verso Walvys Bay e dopo pochi chilometri ci fermiamo per dare un passaggio a Christian, un ragazzo Nama che rientrava a casa dopo otto giorni di lavoro. La strada è fiancheggiata da sterminate distese di savana e in lontananza scorgiamo orici, springbok, zebre di montagna, aquile ed avvoltoi.

Così nel frattempo ci troviamo al Tropico del Capricorno e tappa obbligata per foto di rito. Proseguendo nel nostro tragitto, il paesaggio varia dalla savana, ai canyon dei corsi d’acqua in secca, fino ad arrivare alle distese di sabbia e sassi del deserto e la vastità di tutti questi paesaggi ci lascia sempre senza fiato!

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ALLA SCOPERTA DEL DESERTO DEL NAMIB!

“La fatica dell’alzataccia mattutina è ampiamente ripagata dalle luci dell’alba sulle maestose dune di sabbia color albicocca del deserto del Namib. Camminare sul dorso di una duna nella zona del Sossusvlei, fare colazione sulla cresta della duna, e poi scendere di corsa sulla sua parete più ripida ci hanno regalato emozioni bellissime.

La passeggiata è poi proseguita sul bordo di una pozza d’acqua sorprendentemente non asciutta e poi fino alle Dead Vleidove i tronchi secchi delle acacie si stagliano sul fondo bianco di una pozza prosciugata creando un meraviglioso contrasto con le dune retrostanti e il cielo blu.

Infine tappa alla duna 45 e al suggestivo Sesriem canyon scavato in milioni di anni dalle acque di un fiume Tschaub. E poi il “meritato” riposo dopo questa giornata godendoci un bel tramonto dalla veranda del nostro lodge. La giornata è stata anche caratterizzata da un pizzico di mistero: cosa saranno mai quei cerchi fatati nella savana ?

P.S. anche gli sciacalli hanno il sedere!”

 

Rita e Vanni, Manuela e Marco, Gianluca – Deserto del Namib, 29 maggio 2012

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VERSO IL DESERTO DELLA NAMIBA

“Oggi siamo passati dal colorato caos cittadino di Katutura (Windhoek) alla natura selvaggia e ai paesaggi desolati della parte sud-ovest della Namibia in direzione Solitaire, alle porte del Deserto del Namib. Lungo la strada anche grazie “all’occhio lungo” di Gianluca, abbiamo avvistato i babbuini, gli uccelli tessitori con il caratteristico nido, gli springbook o gazzelle saltatrici, gli struzzi e i famelici scoitattoli di terra che cercavano di raccogliere i pezzetti della buonissima torta di mele che abbiamo mangiato alla Desert Bakery.

 Stanotte dormiamo nel bellissimo Weltevrede Lodge in camere con vista sulla savana, sul cielo stellato, sul nulla. Il silenzio e l’immensità di questo posto riempiono il cuore, forse ancora di più perché siamo tutti abituati al frastuono delle città in cui viviamo. Dopo un ultimo sguardo al meraviglioso cielo stellato, andremo a dormire presto in vista della sveglia che domani mattina suonerà prima delle cinque.”

Rita e Vanni, Manuela e Marco, Gianluca – Deserto del Namib, 27 maggio 2012

Le case particular cubane ci hanno colpito perche’ si entra davvero nell’interno delle famiglie.
L’accoglienza e’ all’insegna del rispetto e della dignita’ anche in situazioni di poverta’.

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Il mio Ecuador – 2° parte

On 01/27/2012, in diari di viaggio, by evasolidale

di Marisa

Otavalo, S. Barbara di Cotacachi

Abiteremo a S. Barbara, nella famiglia indigena per tre giorni, siamo subito fuori dalle strade asfaltate, fango e buchi sulle carrarecce, siamo tra due vulcani, nel cratere collassato e tutt’intorno è molto verde, coltivato. Lo sguardo vaga tra acque cristalline che scorrono in fossati, piante di agave che fanno da bordo sulle strade.

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28-29 DICERMBRE: GHEPARDI, DESERTI E TANTO ALTRO
Il percorso tra Windhoek e Solitare ci ha messo in contatto con l’ambiente naturale: savana alta (punta massima 2100 m) con incontri di babbuini, Kudu, facoceri, uccelli tessitori, struzzi… ; savana pianeggiante dove la giornata di trasferimento a Solitaire ha avuto una chiusura inaspettata. Al lodge ci hanno proposto un’ uscita per osservare da molto vicino due gruppi di ghepardi , parte dei quali saranno reimmessi in natura a breve.

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20 luglio CUCCIOLI DI OTARIA…..CUCCIOLI DI UOMO……
Da Swakopmund, immersa nella nebbia, puntiamo verso Cape Cross. Percorriamo circa 120 km di strada affiancata da spiagge deserte punteggiate da ciuffi di licheni, verdi, rossi o di color amaranto, macchie di sale e vere e proprie saline e finalmente raggiungiamo la colonia di ben 100.000 otarie, che da secoli vivono su quelle spiagge. Piccoli alla ricerca della  mamma che ciucciano il latte o giocano tra loro, mentre “i grandi” sonnecchiano, litigano o si fanno i fatti loro….una raffica di foto alla ricerca anche degli esemplari maschi, in un  frastuono di versi, con l’aria marcatamente segnata dall’odore caratteristico della loro “popò”! Rientriamo alla base per vedere l’altra faccia di Swakopmund: Mondesa! Ci accompagna nella visita Philip. Cinque ragazzi fantastici ci danno il benvenuto coi loro canti e con l’espressione dei loro visi e corpi, contornati da gruppi di bambini e ragazzi incuriositi dalla nostra presenza. Incontriamo Ilaria, una donna Herero che ci racconta usanze e consuetudini di vita della sua gente e con lei “giochiamo” al travestimento con abiti tipici di donna Herero.  Entriamo ospiti, in una casa per provare cibi tradizionali preparati appositamente per noi: spinaci selvatici, polentina di miglio, vermi arrosto e pollo. Certo, i vermi ci hanno suscitato qualche problema!! Ma il momento più coinvolgente è quando siamo giunti ad uno degli asili infantili presenti a Mondesa. Bimbi e bimbe che con calore, disponibilità, allegria ma anche con serietà e pudore, hanno espresso i loro sentimenti. Canti, balli, recita dell’alfabeto e tante fotografie e contatti umani e ringraziamenti.

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